Si sta togliendo gradualmente tutti i sassolini che una critica feroce e piena zeppa di pregiudizi gli aveva infilato nelle scarpe. Ormai Ivan Gazidis, cinquantaseienne amministratore delegato del Milan ha fatto ricredere, a suon di risultati, il nutrito, anzi nutritissimo, partito degli scettici; di chi si chiedeva cosa fosse venuto a fare a Milano un dirigente così lontano, per provenienza geografica e per mentalità, dalle tradizionali dinamiche del calcio italiano.

L’ex dirigente dell’Arsenal nato a Johannesburg e approdato in rossonero due anni fa per esplicita volontà del patron del fondo Elliott, Paul Singer, sta riportando il Milan dove deve stare. Per ora al vertice del calcio italiano, ma in un futuro non troppo lontano anche del calcio europeo e internazionale. Il progetto di Gazidis, far crescere la società sul piano economico e finanziario aumentando le entrate e su quello sportivo con il ritorno in Champions League dopo sette anni di assenza, procede a ritmi abbastanza serrati.

Gazidis rivela: “Siamo avanti rispetto ai programmi stabiliti”

Tanto che lo stesso Gazidis ha confessato che rispetto ai programmi  iniziali, si è un bel po’ avanti: “Il Milan sta correndo più di quanto ci aspettassimo. I lavori in corso però non sono ancora terminati e gli ultimi gradini da salire sono anche i più duri”. Ma oltre alle soddisfazioni professionali, Gazidis confessa, con malcelato orgoglio, di sentirsi sempre più radicato nella realtà italiana calcistica e non solo: “Sono qui da due anni ma già mi sento milanese e ovviamente milanista. E’ un onore per me poter contribuire al ritorno a grandi livelli di questa straordinaria società”.

Il rapporto con Ibra e Pioli: “Zlatan, un’eccezione; Stefano un grand’uomo”

Il Diavolo evidentemente gli è entrato davvero nel sangue, tanto da indurlo a sognare ad occhi aperti. Un inedito per un manager come lui abituato a gestire tutto con una feroce concretezza: “Sono arrivato al Milan perché ho un sogno. Voglio far parte del ritorno di questo club al vertice. Voglio un Milan che unisca modernità, progresso e tradizione; siamo soltanto all’inizio del percorso. Io mi sento un tifoso del Milan”.

Parole al miele infine per due grandi protagonisti di questo percorso, Ibrahimovic e Pioli: “Sono entrambi speciali; Zlatan è una magnifica eccezione a tutte le regole, sempre. Stefano è un uomo intelligente e profondo, il tecnico migliore a cui potessimo affidare il rilancio di questa squadra. L’unità del gruppo che Pioli è riuscito a creare è fondamentale”. Il prossimo step ha un nome che a Milanello nessuno, probabilmente per scaramanzia, pronuncia volentieri: inizia per s e finisce per o

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