Un nome che è rimasto impresso nel cuore, per le sue gesta con il Milan, la Juventus e con la nazionale. E ora come controverso allenatore.

Scopriamo di più su questo personaggio, attraverso i fatti e le sue parole.

L’amore per lo sport

Sul calcio, ha dichiarato: «Il calcio non cambia. Ci sono ancora un paio di gol che devi difendere e segnare. Questo non cambierà mai, ma il modo in cui giochi sì; il modo di interpretare le partite, come si muovono i giocatori, ecco cosa è cambiato. Oggi servono giocatori veloci, bravi tecnicamente quando giocano a ritmo elevato, ottimi negli uno contro uno. In passato era un po’ diverso. Ogni anno può succedere qualcosa che può cambiare il modo in cui si gioca a calcio».

Pirlo, nato a Fiero nel 1979, è considerato uno dei più grandi centrocampisti di tutti i tempi ed uno dei fautori della vittoria italiana ai Mondiali del 2006.

Andrea muove i primi passi nella squadra del suo paese, per poi passare, quindicenne, al Brescia.

Siamo nel 1995: svezzato tra le fila bresciane, Pirlo collezionerà le prime incursioni in Serie A, per poi finire all’Inter e Reggina.

Ma il destino vuole che ritorni al Brescia, così, nel 1999, eccolo accanto a Roberto Baggio.

La stima di Baggio

Il mitico Roberto, si è espresso su di lui in questi termini: «Andrea ha dimostrato tutto il suo grande talento e il suo valore. Quando giocavamo insieme tutto dipendeva da lui. Ha sempre avuto il grande merito di vedere in anticipo quello che poteva succedere all’interno dell’azione. La sua visione di gioco, quello che sa fare, quello che sa costruire, fanno di lui un fuoriclasse. Andrea ha qualcosa che non si vede spesso in giro.»

Baggio non può sbagliare: dal 2001 in poi, Pirlo brillerà al Milan. Coi rossoneri firmerà dieci memorabili stagioni, al termine delle quali passerà alla Juventus, non senza mille polemiche.

Il suo astro da giocatore si esaurisce con una breve permanenza al New York City, nel 2015.

L’esperienza come allenatore

Conclusa la carriera calcistica, Pirlo è passato alla panchina, nonostante avesse assicurato più volte che non sarebbe mai diventato allenatore.

Il suo stile diretto e aggressivo, che lo contraddistingueva in campo, è stato traslato anche nel nuovo ruolo. Ecco infatti cosa afferma: «Ci sono alcuni giovani allenatori che vogliono fare qualcosa di diverso. Per me il calcio sta andando in quella direzione. Guardiola lo ha dimostrato per anni: se non controlli il gioco è molto difficile per te vincere. Ci saranno partite in cui hai il 90% di possesso palla e dove perdi sull’unico tiro in porta, ma io preferisco perdere così piuttosto che passare l’intera partita a difendere in area, cercando di segnare in contropiede»

Riguardo alla Juventus, da cui è stato recentemente congedato dopo risultati altalenanti, ha ammesso: «Ho imparato molto. È stata la mia prima esperienza da allenatore ed è stata intensa. Abbiamo iniziato la stagione con una sola amichevole. È stato tutto molto veloce, abbiamo giocato ogni tre giorni, senza tifosi… È stata dura per la squadra di adattarsi a qualcosa di nuovo. La cosa più importante è sempre stata recuperare».

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